Bianca e quasi irreale sotto il cielo azzurro degli Emirati Arabi Uniti, la Moschea dello Sceicco Zayed di Abu Dhabi è uno degli edifici religiosi più grandi del mondo.

Cupole candide, minareti slanciati, lunghi colonnati, mosaici floreali e grandi specchi d’acqua compongono un’architettura nella quale monumentalità ed eccessi dominano l’intero complesso.
Per me, che amo sia l’architettura contemporanea minimalista, sia il fascino delle moschee antiche, ho trovato la recente moschea di Abu Dhabi priva del patos, dell’armonia e del fascino che caratterizzano moschee storiche. E’ esagerata, caotica, più simile ad un’attrazione da parco divertimenti che ad un autentico luogo di culto e meditazione.
Per raggiungerla è necessario percorrere un lungo cammino obbligatorio attraverso un centro commerciale sotterraneo e tapis roulant. Insomma, commercio e religione sembrano strettamente connessi.
Il marmo, gli enormi lampadari di cristallo, le colonne d’oro ostentano uno sfarzo ed un eccesso tipico di alcune grandi architetture del Golfo.
La Sheikh Zayed Grand Mosque non è soltanto il principale luogo di preghiera ad Abu Dhabi, ma anche un grande progetto culturale nato con l’intento di raccontare una visione dell’Islam fondata sul dialogo, sulla tolleranza e sull’incontro tra culture differenti. Devo però evidenziare che persistono ampie critiche sulla situazione dei diritti umani nel Paese, inclusi quelli delle donne e la limitazione della libertà di espressione.
Come disse Papa Francesco durante la sua storica visita negli Emirati nel 2019: i cristiani sono tollerati ma le uniche torri consentite nel cielo di Abu Dhabi sono i minareti. E gli hotel.
Oltre ad essere il principale simbolo religioso del Paese, la Moschea ospita eventi di diplomazia internazionale. In molte occasioni, tali eventi e la stessa visibilità della moschea sono stati criticati da osservatori internazionali ed associazioni per i diritti umani come operazioni di whitewashing, finalizzate a mostrare una tolleranza religiosa esterna che non riflette la situazione complessiva dei diritti civili, della libertà d’espressione o delle restrizioni legali interne agli Emirati Arabi.
Detto ciò, trovandomi ad Abu Dhabi, ho ritenuto comunque giusto visitare la moschea, per poi criticarne con cognizione di causa lo sfarzo, l’enorme investimento finanziario sostenuto e l’opulenza.
La storia della Moschea dello Sceicco Zayed
La moschea porta il nome di Sheikh Zayed bin Sultan Al Nahyan, fondatore e primo presidente degli Emirati Arabi Uniti, figura fondamentale nella nascita del Paese nel 1971.
Fu proprio Sheikh Zayed a immaginare la costruzione di una grande moschea capace non soltanto di diventare un importante luogo di preghiera, ma anche di rappresentare i valori culturali e spirituali degli Emirati.
Le prime riflessioni sul progetto risalgono alla fine degli anni Ottanta, mentre la costruzione iniziò ufficialmente il 5 novembre 1996. Dopo circa undici anni di lavori, la moschea aprì ai fedeli in occasione dell’Eid Al Adha del 2007.
Alla sua realizzazione parteciparono più di 3.000 lavoratori e 38 imprese, con artigiani, progettisti e materiali provenienti da numerosi Paesi, tra cui Italia, Germania, Marocco, India, Turchia, Cina, Grecia, Regno Unito e Nuova Zelanda.

Architettura islamica contemporanea
La Grande Moschea dello Sceicco Zayed occupa un’area complessiva superiore ai 555.000 metri quadrati e può accogliere circa 55.000 fedeli e visitatori.
Il progetto riunisce riferimenti all’architettura moresca, marocchina, moghul e persiana, fondendoli in una composizione fortemente simmetrica. La ripetizione delle arcate, delle colonne e delle cupole crea prospettive quasi infinite che cambiano continuamente durante la visita.
Grandi superfici di marmo si alternano ad arcate, porticati, cortili e specchi d’acqua, mentre la luce naturale diventa parte integrante dell’architettura.
Il marmo bianco: il colore simbolo della moschea
Il colore dominante è naturalmente il bianco, scelto anche come simbolo di purezza e pace.
Le grandi superfici rivestite di marmo reagiscono continuamente alla luce del sole: quasi abbaglianti durante le ore centrali della giornata, diventano progressivamente più morbide e calde verso il tramonto.
È proprio questa capacità dell’edificio di modificarsi con la luce a rendere particolarmente interessante una visita nelle diverse ore del giorno.
Il bianco, inoltre, costituisce uno sfondo neutro sul quale acquistano maggiore risalto le decorazioni floreali, le pietre colorate e i dettagli dorati.

Le 82 cupole
Il profilo della moschea è caratterizzato da 82 cupole di diverse dimensioni, prevalentemente ispirate alle tradizioni architettoniche marocchina e moghul.
La cupola principale, collocata sopra la grande sala di preghiera, raggiunge circa 84 metri di altezza e ha un diametro di circa 32,6 metri.
Le forme bulbose, quasi scultoree, sono rivestite in marmo bianco e concluse superiormente da elementi a mezzaluna impreziositi da mosaici dorati.
All’interno, invece, compaiono elaborati motivi decorativi e versi del Corano realizzati attraverso diversi stili di calligrafia araba.
La successione delle cupole, osservata dal cortile, è uno degli scorci più riconoscibili della Moschea dello Sceicco Zayed.
I quattro minareti
Ai quattro angoli del complesso si innalzano altrettanti minareti alti circa 106 metri.
Anche il loro disegno non appartiene a un solo linguaggio architettonico: forme provenienti da epoche e aree geografiche differenti della cultura islamica vengono sovrapposte e reinterpretate.
Grazie alle proporzioni molto slanciate, i minareti contribuiscono a dare verticalità a un complesso architettonico sviluppato prevalentemente in senso orizzontale.
Il grande cortile in marmo
Uno degli spazi più ampi è il Sahan, il grande cortile centrale.
La sua enorme superficie è decorata con un mosaico floreale nel quale giganteschi fiori e tralci vegetali sembrano diffondersi sul pavimento bianco.
Da lontano la corte appare quasi completamente candida; avvicinandosi, emergono invece le infinite sfumature dei marmi utilizzati per comporre foglie, fiori e intrecci vegetali.
Le decorazioni floreali costituiscono uno dei temi ricorrenti della moschea e ritornano sulle colonne, sulle pareti e negli interni.
Le 1.096 colonne decorate con pietre semipreziose
Lungo i porticati esterni si susseguono 1.096 colonne, uno degli elementi più fotografati dell’intera moschea.
Rivestite in marmo bianco, sono decorate attraverso la tecnica della pietra dura, utilizzando intarsi di pietre semipreziose che formano grandi motivi floreali.
I capitelli dorati stilizzano invece le fronde della palma da dattero, pianta profondamente legata alla cultura e al paesaggio degli Emirati.
La ripetizione ritmica delle colonne genera prospettive profonde e perfettamente simmetriche, continuamente interrotte dai colori delle decorazioni.
Gli specchi d’acqua
Lungo il perimetro della moschea si trovano dieci grandi vasche rettangolari, per una superficie d’acqua complessiva vicina ai 7.000 metri quadrati.

Il blu intenso delle piastrelle contrasta con il marmo candido, ma soprattutto permette all’architettura di riflettersi sull’acqua.
Cupole, arcate e colonne sembrano così duplicarsi creando immagini quasi perfettamente simmetriche.
Oltre al valore estetico, l’acqua richiama un tema molto antico dell’architettura islamica: nei giardini e nei cortili rappresenta da secoli un elemento di freschezza, serenità e contemplazione.
La grande sala di preghiera
Varcando l’ingresso della sala di preghiera principale l’atmosfera cambia completamente.
All’esterno domina il bianco luminosissimo del marmo; all’interno lo spazio diventa più ricco, avvolgente e prezioso.
La sala può accogliere circa 7.800 fedeli ed è caratterizzata da una rigorosa simmetria, elemento fondamentale nella composizione dell’intera moschea.
Colonne decorate, pareti intarsiate, calligrafie, grandi lampadari e un enorme tappeto trasformano lo spazio in un insieme estremamente scenografico, senza tuttavia comprometterne la funzione religiosa.
La sala principale ospita un gigantesco tappeto annodato a mano di circa 5.400 metri quadrati, riconosciuto dal Guinness World Records nel 2007 come il più grande tappeto di questo tipo al mondo.
Per realizzarlo lavorarono circa 1.200 artigiani.
Il suo disegno non è indipendente dall’architettura: motivi e medaglioni sono studiati in relazione ai grandi lampadari sospesi sopra di esso, creando una continuità visiva tra pavimento e soffitto.
I giganteschi lampadari
Alzando lo sguardo si incontrano i grandi lampadari decorati con cristalli Swarovski e parti dorate a 24 carati.
La moschea ne ospita sette.
Il maggiore, collocato nella sala di preghiera principale, raggiunge circa 15,5 metri di altezza e 12 metri di diametro.
Anche il loro disegno trae ispirazione dalla palma da dattero e utilizza forme e colori che dialogano con le decorazioni del tappeto sottostante.
Il risultato è un ambiente estremamente opulento ma certamente coerente, nel quale architettura, illuminazione, decorazione e artigianato sono pensati come parti di un unico progetto.

Visitare la Moschea dello Sceicco Zayed: informazioni utili
La visita alla Moschea dello Sceicco Zayed è gratuita. Il centro organizza anche visite culturali guidate gratuite che permettono di approfondire l’architettura dell’edificio e alcuni aspetti della cultura islamica.
È possibile visitarla anche autonomamente.
Per l’accesso viene richiesto un abbigliamento rispettoso del luogo di culto. Gli abiti devono essere lunghi e non aderenti; per le donne è inoltre necessario coprire completamente i capelli.
La moschea è un luogo religioso attivo e durante la visita è quindi importante mantenere un comportamento rispettoso e discreto.
Gli orari possono subire variazioni, in particolare il venerdì, durante il Ramadan e in occasione delle festività religiose. Vi consiglio di verificare sempre le informazioni aggiornate sul sito ufficiale prima della visita. È inoltre possibile registrare anticipatamente la propria visita e ottenere il pass di accesso online.
Quanto tempo dedicare alla visita?
Per una visita abbastanza completa suggerirei di considerare almeno un’ora e mezza o due ore.
Chi ama l’architettura e la fotografia potrebbe tranquillamente trascorrervi più tempo: la quantità di dettagli è enorme e le prospettive create dai porticati, dalle vasche e dai cortili cambiano continuamente spostandosi all’interno del complesso.
24 agosto 2026
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