Bukhara: la città delle cupole turchesi

Bukhara è una città che si scopre lentamente, camminando tra madrase, moschee, cortili, cupole e antichi bazar. Il suo centro storico è Patrimonio UNESCO e conserva ancora in modo straordinario la struttura di una città medievale dell’Asia Centrale.

Quello che mi ha colpita di più è il contrasto tra il colore caldo della terra e dei mattoni e il blu intenso delle maioliche, delle cupole e dei portali.

Bukhara non ha soltanto grandi monumenti: è soprattutto un insieme urbano fatto di spazi, passaggi, ombre, dettagli decorativi e architetture molto diverse tra loro.

Queste sono le 10 cose che ho visto a Bukhara e che, secondo me, raccontano meglio l’anima della città.

Uno dei grandi portali monumentali di Bukhara, decorato con mosaici geometrici e calligrafie nei toni del blu e del turchese.
Bukhara, portale monumentale della Moschea Kalyan

1. Il complesso Poi Kalyan

Il complesso Poi Kalyan è probabilmente l’immagine più rappresentativa di Bukhara.

Si sviluppa attorno a una grande piazza ed è formato da tre elementi principali: la Moschea Kalyan, il Minareto Kalyan e la Madrasa Mir-i-Arab.

È proprio l’insieme dei tre edifici a creare uno spazio urbano straordinariamente equilibrato.

Minareto Kalyan

Il Minareto Kalyan, risalente al XII secolo, è uno dei monumenti più antichi e importanti della città. Progettato da Bako, fu voluto dal sovrano Mohammad Arslan Khan nel 1127 per chiamare i musulmani alla preghiera.

La sua superficie è interamente costruita attraverso differenti lavorazioni del mattone che formano fasce decorative e motivi geometrici. È alto 45,6 metri e misura 9 metri di diametro nella parte inferiore e 6 metri alla sommità.

L’UNESCO lo considera uno dei maggiori esempi dell’architettura karakhanide di Bukhara.

Il Minareto Kalyan, risalente al XII secolo, è uno dei monumenti più antichi e importanti della città.
Minareto e Moschea Kalyan

Moschea Kalyan

Accanto al minareto si trova la Moschea Kalyan: il suo nome significa Grande Moschea, l’antica principale moschea della città.

Chiusa al culto nel 1924, venne terminata nel 1514, sul sito di una precedente moschea del XII secolo.

L’Iwan di ingresso principale che si trova sulla piazza conduce al cortile rettangolare intorno al quale si sviluppano le gallerie decorate con mosaici geometrici blu. La Sala della Preghiera (Maqsura) è situata sull’asse longitudinale ovest e presenta una struttura a croce sormontata da una massiccia cupola principale. Al suo interno si trova la nicchia di preghiera, il mihrab, che indica la qibla, cioè la direzione della Mecca verso cui i musulmani si rivolgono durante la preghiera.

Moschea Kalyan
Cupola e cortile della Moschea Kalyan

Una sorprendente cupola turchese emerge sul profilo dell’edificio.

Madrasa Mir-i-Arab

Di fronte, la Madrasa Mir-i-Arab chiude scenograficamente la piazza con il grande portale decorato e le due cupole turchesi.

Una madrasa (o medersa) è una scuola tradizionalmente dedicata allo studio della teologia, della legge islamica e della lingua araba. Il termine deriva dal verbo arabo darasa, che significa “studiare”, e il suo significato etimologico è luogo in cui si studia.

Madrasa Mir-i-Arab Bukhara
Madrasa Mir-i-Arab

Da un punto di vista architettonico mi ha colpita soprattutto l’equilibrio tra monumentalità e semplicità dei materiali: mattone, ceramica, luce e ombra sono sufficienti a costruire uno spazio estremamente potente. L’architettura nazionale tradizionale è espressa in ogni elemento di questo edificio: la facciata, il cortile quadrato circondato da due piani di celle, le due grandi sale con cupola agli angoli sinistro e destro e le raffinate decorazioni in mosaico, con motivi geometrici, vegetali e scritture calligrafiche.

2. La cittadella dell’Ark

La cittadella di Ark è un antico simbolo del potere statale. Si erge sopra Piazza Registan, icona di forza e invulnerabilità. Ma l’illusione di invincibilità è ingannevole: la fortezza fu ripetutamente distrutta e ricostruita nel corso del tempo.

La storia dell’Ark rimane avvolta nel mistero. La sua età non è stata stabilita con esattezza, ma dal 500 d.C. sembra fosse già la residenza dei governanti locali. All’interno delle sue mura vissero gli emiri, il loro gran visir, i capi militari e numerosi servitori, ma anche grandi studiosi, poeti e filosofi.

Nel 1220, quando gli eserciti di Gengis Khan raggiunsero Bukhara, gli abitanti della città cercarono rifugio all’interno della fortezza. Ma le forze mongole sfondarono, uccisero i difensori, saccheggiarono i tesori e distrussero la struttura.

Prima della rivoluzione, oltre 2.000 persone vivevano all’interno della fortezza, fino a quando non cadde davanti all’avanzata dell’Armata Rossa.

L’ingresso cerimoniale nella cittadella è architettonicamente incorniciato da due torri le cui parti superiori sono collegate da una galleria coronata da una stanza che si apre su terrazze. Un sentiero leggermente inclinato conduce al cancello, attraversando un lungo corridoio coperto, oltre al quale si estende un grande complesso di strutture tra cui la Moschea Juma, la sala del trono e la zecca.

Le possenti mura dell’Ark, l’antica cittadella fortificata e per secoli sede del potere degli emiri di Bukhara.
Cittadella dell’Ark

3. La Moschea Bolo Hauz

Di fronte all’Ark si trova la Moschea Bolo Hauz, costruita nel 1712.

Prima dell’unificazione con la Russia bolscevica era la Moschea principale dove veniva a pregare l’emiro di Bukhara. Altissime e sottilissime colonne lignee sostengono una copertura riccamente decorata creando una sorta di filtro tra la piazza e l’interno della moschea. I capitelli sono adornati con muqarnas, ornamento tridimensionale islamico a nicchie sovrapposte.

L’interno è tipico dello stile XIX secolo e del XX secolo.

Il piccolo minareto è stato costruito nel 1917.

La moschea è stata riassegnata al culto da più di venti anni.

4. Lyabi Hauz

Lyabi Hauz è uno dei luoghi più piacevoli di Bukhara dove un laghetto, ombreggiato da alberi, è circondato da caratteristici bar e sorprendenti architetture.

Il nome significa nella pozza, ad indicare lo stagno, uno dei pochi sopravvissuti nella città

Prima del periodo sovietico c’erano infatti molte vasche, che rappresentavano la principale fonte di approvvigionamento idrico a Bukhara, ma essendo anche costituite da acque stagnanti provocavano spesso epidemie. Durante l’occupazione sovietica la maggior parte di questi stagni fu riempita e si costruirono nuove condutture idriche.

Lyab-i Hauz è sopravvissuto perché è il fulcro di uno splendido complesso architettonico, creato fra il XVI e il XVII secolo che circonda lo stagno su tre lati ed è costituito dalla Madrasa Kukeldash sul lato nord e da due edifici religiosi costruiti da Nadir Divan-Beghi: una foresteria e una madrasa che si ergono una di fronte all’altra sui lati ovest ed est.

Madrasa Kukeldash

E’ la più grande di Bukhara, ma anche la più grande dell’Asia centrale, in quanto misura 86 x 69 metri ed è costituita da 160 celle. L’interno dell’edificio è riccamente decorato con mosaici e piastrelle mentre l’esterno è più austero con iwan e archi arricchiti di maioliche blu.

Madrasa Nadir Divan-Begi

La struttura venne inizialmente eretta come caravanserraglio e trasformata nel 1622 per volere del khan. È uno degli edifici in cui si percepisce meglio il rapporto tra geometria architettonica e decorazione, per la particolare rappresentazione di motivi animali in facciata: un mosaico che mostra i due uccelli mitici simurg, due agnelli e un sole dal volto umano. Simurg era, secondo la mitologia, l’uccello che viveva sull’albero dei semi posizionato accanto all’albero dell’immortalità ed aveva il compito di far cadere i semi sulla Terra.

Il monumentale portale della Madrasa Nadir Divan-Begi, decorato con mosaici blu, turchesi e figure animali stilizzate.
Decorazioni floreali e zoomorfe della Madrasa Nadir Divan-Begi

Khanaka Nadir Divan Begi

La khanqah o Khanaka era un luogo di ritrovo per i sufi, dove si svolgevano le salat, cioè le preghiere quotidiane ed alcune cerimonie che variavano a seconda dell’ordine di appartenenza.

La sala centrale fungeva da moschea ed era dotata di un grande mihrab sulla parete della qibla, rivolto verso la Mecca, decorato con una serie di muqarnas policrome. Oggi la sala ospita un museo della ceramica.

L’esterno è semplice, ad eccezione del monumentale pishtaq, il portale sulla facciata est, ricoperto di piastrelle di maiolica a mosaico che formano disegni geometrici e motivi floreali, con i bordi incorniciati su tre lati da fasce di piastrelle con calligrafie.

5. Madrasa Abdoullaziz Khan e Madrasa Ulugh Beg

La Madrasa Abdoullaziz Khan, costruita tra il 1652, e il 1654 dall’omonimo fondatore da cui l’edificio prende il nome, è l’ultima delle grandi madrase di Bukhara ed un esempio della ricca architettura dell’Asia Centrale.

L’ingresso è decorato con ricchi motivi geometrici e fitomorfi utilizzando anche i colori gialli oltre al più tradizionale blu a base di lapislazzuli. Questa complessità è un riflesso della filosofia mistica dei poeti sufi, che vedevano queste rappresentazioni come un’immagine metaforica dell’universo.

La madrasa ha due moschee, una invernale e una estiva, che vantano entrambe pareti e soffitti riccamente decorati.

Madrase di Bukhara
Madrasa Abdoullaziz Khan

Proprio di fronte sorge la Madrasa Ulugh Beg, costruita nel 1417 e considerata la più antica dell’Asia Centrale.

L’edificio, voluto nel 1417 dal sovrano e grande astronomo e matematico Ulugbek, nipote del famoso conquistatore Tamerlano, riflette l’importanza che l’età timuride dava alla scienza e alla cultura. Sotto la guida di Ulugbek infatti, la madrasa non era solo una scuola teologica, ma un vero e proprio centro di alta cultura e rigore scientifico dove si studiavano approfonditamente l’astronomia, la matematica e la filosofia.

Molto elegante è la decorazione in mattonelle smaltate della facciata esterna e di quella interna, che si compongono in motivi geometrici ed iscrizioni in calligrafia kufìca, lo stile di scrittura araba più antico e monumentale, caratterizzato da forme geometriche, spigolose, rigide e fortemente strutturate. Il nome deriva dalla città di Kufa, in Iraq, un importante centro culturale e politico durante il primo periodo islamico.

Pochi elementi del XV secolo sono originali poiché nel corso di una grande ristrutturazione risalente al 1585, la parte del rivestimento iniziale in maiolica, già allora mancante, venne sostituita da altre piastrelle.

Un dettaglio architettonico particolare: nella parte superiore della porta d’ingresso, decorata con raffinati ornamenti di legno intagliato, vi è un hadith, un detto del profeta Maometto: l’aspirazione alla conoscenza è dovere di ogni musulmano e musulmana.

Si dice fosse presente anche un’altra iscrizione, che diceva: Che le porte della benedizione di Dio si aprano su un cerchio di popoli, esperti nella saggezza del libro

6. I bazar coperti e le cupole commerciali

I bazar coperti secondo me non possono mancare in un racconto di Bukhara.

La città conserva ancora alcune delle antiche strutture commerciali coperte da grandi cupole.

Commercio a Bukhara
bazar e cupole commerciali a Bukhara

Tra queste vi erano la Taki Sarafon, la cupola dei cambiavalute, e la Taki-Tilpak-Furushan, legata un tempo al commercio dei copricapi. L’UNESCO ricorda questi edifici tra le strutture commerciali più importanti della città storica. Dal punto di vista urbano rappresentavano luoghi fondamentali: si trovavano infatti lungo gli assi commerciali e negli incroci delle strade.

Ancora oggi passeggiare sotto queste cupole significa attraversare spazi occupati da botteghe, tessuti, ceramiche, tappeti e oggetti artigianali.

Ed è forse proprio qui che si comprende meglio che Bukhara non è soltanto una città di moschee e madrase, ma anche una città costruita intorno al commercio, all’incontro e allo scambio tra culture diverse lungo la Via della Seta.

Cosa vedere a Bukhara
Le cupole di Bukhara

Tutti questi gioielli architettonici sorgono nel centro storico di Bukhara e potrete visitarli a piedi in un sorprendente percorso tra cupole blu, tappeti, artigianato, madrase, mosaici e ricchi portali.

Ma anche ai margini del centro storico la città presenta infinite sorprese.

7. Mausoleo di Ismail Samani

Risalente tra il IX e il X secolo, è considerato uno dei capolavori dell’architettura islamica dell’Asia Centrale.

Si trova in un parco appena fuori dal centro e venne eretto come luogo di sepoltura per Ismail Samani, un importante emiro della dinastia Samanide che governò durante il IX e X secolo.

Perfettamente simmetrico, di dimensioni compatte, monumentale nella sua struttura, il mausoleo non solo combinava tradizioni edilizie e decorative multiculturali, ma incorporava una cupola circolare e mini cupole, archi a sesto acuto, portali elaborati, colonne e intricati disegni geometrici nella muratura. La forma è quasi elementare: un volume cubico sormontato da una cupola. Ma osservandolo da vicino si scopre che tutta la superficie è costruita attraverso il mattone, disposto secondo moltissime differenti textures. I mattoni vengono ruotati, arretrati, sovrapposti e utilizzati per creare motivi geometrici tridimensionali.

È un esempio straordinario di come un unico materiale possa diventare contemporaneamente struttura e decorazione.

L’edificio fu sepolto nel limo alcuni secoli dopo la sua costruzione e fu scoperto nel corso del XX secolo da scavi archeologici condotti sotto il governo dell’Unione Sovietica.

Mausoleo dei Samanidi a Bukhara, edificio del IX-X secolo caratterizzato da una struttura cubica sormontata da una cupola e da una straordinaria decorazione realizzata con mattoni a vista.
Mausoleo dei Samanidi

8. Chor Minor

Chor Minor, il cui nome significa “quattro minareti”, è per me uno degli edifici più affascinanti di Bukhara.

Chor Minor, la piccola e inconfondibile architettura di Bukhara caratterizzata dalle quattro torri sormontate da cupole turchesi.
Chor Minor

La costruzione ha dimensioni piuttosto contenute, ma è immediatamente riconoscibile grazie alle quattro torri poste agli angoli, ciascuna sormontata da una piccola cupola turchese simbolo di una città: La Mecca, Urgench, Termez e Denov.

Ogni torre presenta decorazioni differenti.

Dopo la monumentalità di Poi Kalyan o dell’Ark, Chor Minor appare quasi come un’architettura fiabesca, molto più raccolta e intima.

È proprio questa diversità di scala a renderla interessante.

9. Casa Museo di Fayzulla Khodjaev

Tra i luoghi che ho trovato più affascinanti c’è anche la casa di un mercante. Il palazzo è espressione della classe abbiente uzbeka e rimase abitazione privata fino al 1935 quando divenne una scuola sovietica. Gli interni sono affrescati a ganch, un tipo tradizionale di intonaco di gesso dell’Asia centrale, miscelato con argilla, ampiamente utilizzato per indurimenti rapidi, intagli a rilievo complessi e ornamenti.

Oggi la Casa è diventata un museo che ricorda l’importante figura politica, ma anche gli arredamenti e le decorazioni d’epoca.

Entrare in una casa storica permette di capire Bukhara da un punto di vista completamente diverso.

Dalla strada l’edificio può apparire semplice e quasi anonimo. La vera ricchezza si scopre all’interno, dove gli ambienti si organizzano attorno a un cortile. È una tipologia architettonica introversa, pensata per proteggere la vita familiare e creare spazi freschi e ombreggiati. Mi è piaciuto soprattutto questo contrasto: un esterno molto discreto e, una volta superata la soglia, una successione di spazi estremamente raffinati.

Queste abitazioni raccontano anche un aspetto fondamentale della storia di Bukhara: la ricchezza delle famiglie di mercanti che contribuirono per secoli alla vita economica della città.

Gli ambienti della casa di un antico mercante di Bukhara, dove cortili, legni intagliati e decorazioni raccontano la vita privata delle famiglie più agiate.
La casa del mercante

10. Sitorai-Mokhi-Khosa, il Palazzo della Luna e delle Stelle

Fuori dal centro storico si trova Sitorai-Mokhi-Khosa, conosciuto come il Palazzo della Luna e delle Stelle, residenza estiva degli ultimi emiri di Bukhara.

È uno dei luoghi più sorprendenti perché presenta un linguaggio completamente diverso rispetto alla città medievale. Qui l’architettura tradizionale dell’Asia Centrale si mescola con influenze russe ed europee.

Verande, grandi finestre, balaustre, lampadari, specchi e arredi occidentali convivono con decorazioni tradizionali uzbeke.

Particolarmente spettacolare è la Sala Bianca, con decorazioni in ganch, superfici lavorate e specchi che moltiplicano la luce.

Anche l’UNESCO include Sitorai Mokhi Khosa nella propria documentazione fotografica dedicata al patrimonio storico di Bukhara.

Dal punto di vista architettonico è interessante proprio perché racconta un momento di passaggio: una Bukhara che all’inizio del Novecento guarda verso l’Europa e la Russia continuando però a utilizzare il proprio linguaggio decorativo.

Gli ambienti della casa di un antico mercante di Bukhara, dove cortili, legni intagliati e decorazioni raccontano la vita privata delle famiglie più agiate.
Sitorai-Mokhi-Khosa-La casa del mercante

Bukhara, una città da osservare nei dettagli

Dopo aver visitato questi luoghi, quello che mi è rimasto maggiormente di Bukhara non è un singolo monumento.

È l’insieme.

Il colore della terra, le cupole blu che compaiono improvvisamente sopra i tetti, i grandi portali delle madrase, le ombre profonde dei bazar, i cortili nascosti delle case e il contrasto tra architetture monumentali e piccoli edifici.

Ed è proprio questo il valore più importante di Bukhara: l’UNESCO sottolinea che il significato della città non risiede soltanto nei suoi singoli monumenti, ma nell’insieme del suo tessuto urbano storico, rimasto in gran parte leggibile.

Per me Bukhara è stata soprattutto una città da percorrere lentamente, guardando non solo le grandi architetture ma anche i materiali, le decorazioni, le porte, i cortili e tutti quei dettagli che raccontano una storia millenaria.

10 ottobre 2026

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Luisa Bernasconi

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