L’architettura come manifesto del futuro
Nel panorama di Dubai, dominato dalla verticalità dei grattacieli e dalla spettacolarità delle grandi infrastrutture urbane, il Museum of the Future introduce una figura completamente diversa.
Non è una torre.
Non possiede una facciata principale.
Non può essere ricondotto facilmente a una geometria architettonica tradizionale.
È piuttosto un grande volume toroidale, levigato e argentato, attraversato da un vuoto centrale e inciso da giganteschi caratteri della calligrafia araba.
Situato lungo Sheikh Zayed Road, accanto alle Emirates Towers, il museo è alto 77 metri e sviluppa una superficie complessiva di circa 30.548 metri quadrati.
La sua architettura è stata progettata dallo studio Killa Design, guidato dall’architetto Shaun Killa, mentre la complessa ingegnerizzazione della struttura è stata affidata a Buro Happold
In una città celebre per architetture costruite per stabilire record dimensionali, il Museum of the Future sceglie quindi una strada diversa.
La sua forza non deriva dall’essere l’edificio più alto, ma dal possedere una forma immediatamente riconoscibile e irripetibile.

Dalle esposizioni temporanee al museo permanente
L’idea del Museum of the Future nasce nel contesto del World Government Summit di Dubai.
Il concetto compare già nel 2014 e nel 2015 viene presentata una prima versione temporanea del museo dedicata alle tecnologie, ai servizi pubblici e alle città del futuro.
Negli anni successivi l’iniziativa diventa uno degli strumenti attraverso cui Dubai cerca di costruire un’immagine non soltanto legata al turismo ed allo sviluppo immobiliare, ma anche alla ricerca, alla tecnologia e all’innovazione.
La realizzazione dell’edificio avviene attraverso diversi anni e comporta un uso particolarmente avanzato di modellazione parametrica, BIM, fabbricazione digitale e processi robotizzati.
Il museo viene infine inaugurato il 22 febbraio 2022.

Shaun Killa e una forma che rifiuta il grattacielo
L’elemento forse più interessante del progetto di Shaun Killa è proprio il rifiuto della tipologia che ha costruito l’immagine contemporanea di Dubai: il grattacielo.
Qui non esiste una sommità da raggiungere, né una facciata privilegiata.
Il volume sembra piuttosto galleggiare sopra il paesaggio come un grande oggetto aerodinamico.
La composizione architettonica si basa su tre elementi simbolici:
- la collina verde, che rappresenta la Terra;
- il grande volume toroidale, che rappresenta l’umanità e la sua capacità di creare e innovare;
- il vuoto centrale, metafora di ciò che ancora non conosciamo e quindi del futuro stesso.
Ed è proprio il vuoto a essere il vero protagonista dell’edificio.
In termini architettonici è un’interessante inversione del rapporto tradizionale tra pieno e vuoto: ciò che manca diventa più significativo della massa costruita.
Il futuro non viene rappresentato attraverso una forma definita, ma attraverso un’assenza, una porzione di spazio ancora da riempire.
La struttura: un enorme diagrid in acciaio
Dietro l’apparente semplicità della superficie esterna si nasconde una struttura estremamente sofisticata.
La forma è sostenuta da un diagrid tridimensionale in acciaio, costituito da circa 2.400 elementi diagonali intersecati. Il sistema permette di seguire la geometria curva del volume riducendo la necessità di una struttura convenzionale a pilastri.
Il modello digitale non è stato quindi utilizzato semplicemente per rappresentare un’architettura già progettata: è diventato uno degli strumenti attraverso cui l’architettura stessa è stata generata e resa costruibile.
Sul diagrid strutturale è applicato un involucro composto da 1.024 pannelli unici, per una superficie complessiva di circa 17.600 metri quadrati.
Il risultato è una superficie metallica quasi completamente continua.
La luce intensa di Dubai viene riflessa dalla pelle argentata trasformandone continuamente l’aspetto: durante il giorno il volume assume riflessi bianchi e metallici; al tramonto raccoglie i colori caldi del cielo; di notte diventa invece una grande figura scura attraversata dalla luce delle iscrizioni.
L’aspetto più riconoscibile del museo è infatti costituito dalla gigantesca calligrafia araba che si estende sull’intero involucro.

Le iscrizioni riportano tre pensieri di Sheikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum dedicati al futuro, alla creatività e all’innovazione. La composizione calligrafica è opera dell’artista emiratino Mattar bin Lahej.
Ma la scrittura non viene semplicemente applicata sulla facciata.
È la facciata stessa.
I caratteri sono trasformati in aperture vetrate che permettono alla luce naturale di entrare negli ambienti interni. Di notte il processo si inverte: le incisioni diventano linee luminose e trasformano l’intero edificio in una sorta di gigantesca lanterna calligrafica.
In questo modo un elemento profondamente legato alla cultura araba viene integrato con tecnologie costruttive avanzatissime.
La collina verde e la sostenibilità
Alla superficie metallica viene contrapposta una grande collina vegetale artificiale, dalla quale sembra emergere il museo.
Il basamento verde svolge contemporaneamente una funzione paesaggistica, simbolica e ambientale.
Gran parte degli spazi del podio viene infatti protetta dalla massa vegetale, contribuendo a limitare il surriscaldamento provocato dal clima desertico.
Il progetto ha ottenuto la certificazione LEED Platinum. Circa il 30% dell’energia utilizzata dal museo proviene da un impianto solare vicino, mentre sistemi di trattamento consentono di riciclare fino al 70% delle acque reflue. La progettazione dell’involucro e gli impianti intelligenti contribuiscono inoltre a ridurre il carico energetico necessario per climatizzazione e illuminazione.
Anche da questo punto di vista il museo cerca dunque di trasformare l’edificio in una dimostrazione concreta delle tecnologie che racconta.
Cosa contiene il Museum of the Future
Il Museum of the Future capovolge il concetto tradizionale di museo.
Non nasce per conservare testimonianze del passato, ma per costruire scenari possibili. Non propone quindi principalmente collezioni di oggetti, ma ambienti immersivi, installazioni, prototipi, narrazioni e simulazioni.
La configurazione, inaugurata nel 2022, conduceva idealmente il visitatore verso l’anno 2071, attraverso cinque grandi capitoli. Si partiva da OSS Hope, una stazione spaziale immaginaria; si tornava poi sulla Terra attraverso l’Heal Institute, dedicato agli ecosistemi, alla biodiversità e alle conseguenze del cambiamento climatico.
Al Waha, “l’oasi”, affrontava invece il tema del benessere umano in un mondo sempre più digitale, mentre Tomorrow Today raccoglieva tecnologie e prototipi dedicati a mobilità, intelligenza artificiale, energia, ambiente e nuovi sistemi produttivi. Una sezione specifica, Future Heroes, era destinata ai bambini, con esperienze basate su immaginazione, progettazione e costruzione.
Gli spazi sono concepiti quasi come set cinematografici abitabili, in cui il visitatore non osserva semplicemente qualcosa ma viene coinvolto all’interno di una narrazione. È lo stesso museo a definire l’esperienza come una combinazione di esposizione, teatro immersivo e ambiente interattivo.
La mano monumentale davanti al Museum of the Future
Davanti al museo emerge una grande mano in acciaio inox lucidato, alta circa 12 metri, che riproduce il celebre saluto a tre dita ideato dallo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum.

Le dita rappresentano le iniziali di Win, Victory e Love: vincere, vittoria e amore.
La superficie completamente riflettente trasforma la scultura in un elemento mutevole, capace di catturare il cielo, il paesaggio e l’architettura circostante. Più che una semplice opera decorativa, la mano diventa così un segno identitario e un ideale contrappunto alla calligrafia monumentale che avvolge la facciata del museo.
Museum of the Future è temporaneamente chiuso dall’inizio di settembre 2026.
Il museo ha annunciato una completa trasformazione dei propri contenuti, con una nuova narrativa, nuovi spazi e nuove esposizioni.
La riapertura è prevista nel primo trimestre del 2027, in coincidenza con il quinto anniversario dell’istituzione.
6 settembre 2026
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