Tra i tanti reperti risalenti alla civiltà nuragica ci sono i pozzi sacri, luoghi dedicati al culto dell’acqua, di cui Su Tempiesu è uno degli esempi più significativi, sia da un punto di vista architettonico, sia per quanto riguarda l’ambiente naturale in cui sorge, tipicamente e meravigliosamente mediterraneo.
riti più importanti, il battesimo, momento di rinascita e purificazione.
In Sardegna i tanti pozzi sacri che sorgono nel suo territorio sono un’importante testimonianza del culto delle acque praticato durante la civiltà nuragica.
Si pensa che il culto dell’acqua in Sardegna sia esistito fin dal Paleolitico, ma è con l’epoca nuragica che questi rituali si sviluppano concretamente, collegati alle attività di agricoltura o di pastorizia nelle zone montuose dell’entroterra. Per questo motivo appare plausibile l’esistenza di due tipologie di riti: il primo riguardante le acque freatiche o di fonte, praticato dai pastori, il secondo, legato alla pioggia e celebrato dalle popolazioni agricole.
I dettagli delle cerimonie rimangono piuttosto sconosciuti: ciò che resta oggi sono leggende tramandate nei paesi più interni, vecchi riti cristiani propiziatori della pioggia con rimandi al paganesimo.
Si racconta che le madri dei bambini con ritardo nel linguaggio fossero solite portarli presso la chiesa campestre di Sant’Antonio, dove le statue del santo erano dotate di una piccola campanella. Versando dell’acqua all’interno della campanella e facendone bere tre sorsi al bambino, si sarebbe favorito lo sviluppo del linguaggio.
Nel paese di Usellus per scongiurare le malattie cutanee ci si rotolava nella rugiada del mattino, mentre in diverse zone dell’isola si riteneva che un buon rimedio per mantenersi in salute fosse cospargersi di acqua marina nella notte di San Lorenzo. Inoltre, per non far avvicinare i bambini ai corsi d’acqua, si raccontava loro che lì abitasse su boi forraiu, un uccello il cui canto era considerato il richiamo della morte e dei dannati.
Durante la notte infine, i corsi d’acqua erano strettamente legati a spiriti come le panas, le donne morte di parto.
Con il passare del tempo, questi rituali si sono trasformati e Maimone, la divinità della pioggia, è stato sostituito da Maria, Gesù e dai santi, anche se la traccia degli antichi riti non è mai del tutto scomparsa e ancora oggi è presente nei racconti degli anziani e nelle leggende narrate ai bambini.
- pozzi sacri che consentono di raccogliere l’acqua sotterranea
- fonti sacre per la raccolta di acqua sorgiva
- rotonde, edifici a pianta circolare, senza un’adduzione idrica diretta da falda o da sorgente
Per scoprire il mistero del culto delle acque in Sardegna, la fonte nuragica di Su Tempiesu è una tappa da non perdere.
La maggior parte dei pozzi nuragici si presentano infatti con la sola struttura del pozzo e delle scale, mentre Su Tempiesu, forse anche grazie ad una frana che lo seppellì nel IX secolo a.C., conserva gran parte della sua morfologia originale, molto elaborata e considerata un prototipo dei pozzi sacri. E’ collocato in uno scenario naturale spettacolare; oltretutto io l’ho visitata in una giornata estiva in cui è scoppiato un forte temporale ed in questo verde e magico panorama dell’entroterra nuorese si è aggiunto pure l’arcobaleno.
Su Tempiesu è stato costruito con conci di trachite e basalto accuratamente lavorati ed è addossato ad una parete rocciosa da cui sgorga l’acqua sorgiva che alimenta la fonte sacra. Su molti blocchi di pietra potrete notare delle singolari sporgenze mammelliformi, probabilmente dei simboli da ricollegare al culto della dea madre, dispensatrice di acqua, di vita e di nutrimento.
La struttura è alta< circa sette metri ed è formata da vestibolo, scala e cella. Nella parte interna del vestibolo si apre una scaletta a pianta trapezoidale che, per la sua forma strombata, richiama quella di Santa Cristina di Paulilatino e che porta alla piccola camera a tholos, dotata di un pavimento lastricato con al centro una fossetta di decantazione. Il tetto culmina in un timpano triangolare sul quale poggiava un acroterio che sosteneva venti spade votive in bronzo. Due archetti monolitici, forse con funzione statica ma anche decorativa, sono inseriti nelle strutture murarie superiori e ci fanno pensare che la tecnica dell’arco, la cui origine è stata spesso attribuita agli Etruschi, fosse stata invece già adottata in epoche precedenti, probabilmente importata dal Medio Oriente.
Nei periodi di piena l’acqua traboccante scorreva in una canaletta scavata sul pavimento del vestibolo e veniva convogliata in una seconda piccola fonte.
Nel pozzetto sono stati rinvenuti numerosi oggetti votivi bronzei: pugnali, spilloni, pendagli, fibule, bracciali, bottoni, anelli, vaghi di collana, aghi e bronzi antropomorfi come la figura maschile barbata con bandoliera a tracolla, il pastore con bisaccia e la coppia di offerenti. I bronzetti rappresentano la credenza che le fonti ed i pozzi avessero proprietà curative e fortificatrici, un ringraziamento quindi per i benefici ottenuti dall’acqua. I reperti recuperati durante gli scavi sono ora conservati nel Museo Nazionale Archeologico di Nuoro.
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