La Tomba di Tutankhamon è uno dei luoghi archeologici più conosciuti al mondo.
Pochi sovrani dell’antico Egitto, inoltre, esercitano ancora oggi un fascino paragonabile a quello di Tutankhamon.
Il suo regno fu breve, la sua morte prematura e il suo ruolo politico certamente meno determinante di quello di altri grandi faraoni.
Eppure il suo nome è diventato uno dei più conosciuti della storia.
A renderlo immortale non furono tanto le imprese compiute durante la vita, quanto ciò che accadde oltre tremila anni dopo la sua morte: nel novembre del 1922 l’archeologo britannico Howard Carter individuò nella Valle dei Re una tomba quasi intatta, rimasta nascosta sotto la sabbia e i detriti.
Al suo interno si trovavano migliaia di oggetti, arredi, statue, gioielli e manufatti d’oro che avrebbero trasformato Tutankhamon nel simbolo stesso dell’antico Egitto.

La storia di Tutankhamon
Il faraone bambino della XVIII dinastia
Tutankhamon visse durante la XVIII dinastia, una delle epoche più splendide del Nuovo Regno egizio. Salì al trono quando era ancora un bambino, probabilmente intorno agli otto o nove anni, e regnò per circa un decennio, approssimativamente tra il 1336 e il 1327 a.C., anche se le cronologie egittologiche possono variare di alcuni anni.
La sua figura è strettamente collegata a uno dei momenti più complessi della storia religiosa dell’Egitto: il periodo di Akhenaton, il faraone che aveva radicalmente trasformato la religione tradizionale privilegiando il culto di Aton, il disco solare, e ridimensionando il potere delle antiche divinità, in particolare quello di Amon.
Tutankhamon era molto probabilmente legato direttamente alla famiglia reale di Akhenaton, che viene generalmente indicato come suo probabile padre.
La sua infanzia si svolse quindi in un Egitto attraversato da profonde trasformazioni religiose, artistiche e politiche.
Il suo stesso nome testimonia questo cambiamento.
Inizialmente il giovane principe era chiamato Tutankhaton, cioè, in senso approssimativo, “immagine vivente di Aton”.
Dopo la restaurazione della religione tradizionale, il nome venne modificato in Tutankhamon, richiamando nuovamente il dio Amon.
Dalla rivoluzione di Akhenaton al ritorno di Amon
Akhenaton aveva trasferito la capitale nella nuova città di Akhetaton, l’attuale Tell el-Amarna, costruita appositamente per il culto solare di Aton. Il cambiamento era stato enorme: antichi culti erano stati ridimensionati, numerosi templi avevano perso privilegi e risorse e persino l’arte aveva assunto forme nuove, più libere e naturalistiche.
Con Tutankhamon iniziò invece una progressiva restaurazione dell’ordine precedente.
I templi dedicati ad Amon-Ra e alle altre divinità tradizionali tornarono a essere sostenuti dalla corona, mentre Tebe recuperò la propria importanza religiosa. Opere e sculture commissionate durante il suo regno testimoniano direttamente questa politica di restaurazione.
Il giovane faraone, naturalmente, non governava da solo. Accanto a lui si muovevano figure estremamente potenti, fra cui Ay, che sarebbe diventato faraone dopo la sua morte, e il generale Horemheb, futuro sovrano d’Egitto.
Tutankhamon sposò Ankhesenamon, figlia di Akhenaton e Nefertiti.
La coppia reale non lasciò eredi sopravvissuti: nella tomba furono ritrovati anche i resti di due feti, testimonianza particolarmente toccante della mancata discendenza del giovane sovrano.
La morte misteriosa di Tutankhamon
Tutankhamon morì giovanissimo, probabilmente intorno ai diciotto o diciannove anni.
Le ragioni della morte hanno dato origine a numerose ipotesi. Nel corso del tempo si è parlato di incidenti, traumi, malattie e infezioni. Le moderne indagini sulla mummia hanno permesso di raccogliere molti dati, ma non esiste ancora una ricostruzione universalmente accettata delle precise circostanze della morte.
La sua scomparsa improvvisa potrebbe però contribuire a spiegare una delle caratteristiche più sorprendenti della sepoltura: la tomba di Tutankhamon è insolitamente piccola per un faraone.
È possibile che, al momento della morte, la grande tomba reale destinata al giovane sovrano non fosse ancora terminata e che si sia quindi dovuto utilizzare un ambiente già esistente, adattandolo rapidamente alla sepoltura.
Ed è proprio questa piccola tomba, quasi dimenticata dalla storia, a consegnare Tutankhamon all’immortalità.

Howard Carter e la ricerca della tomba perduta
All’inizio del Novecento la Valle dei Re, sulla riva occidentale del Nilo di fronte all’antica Tebe, sembrava ormai avere restituito quasi tutte le proprie sepolture.
Howard Carter, tuttavia, era convinto che la tomba di Tutankhamon dovesse ancora trovarsi nella valle.
Le sue ricerche furono finanziate da George Herbert, V conte di Carnarvon, appassionato di archeologia egizia.
Dopo diversi anni di scavi senza risultati decisivi, Carnarvon era ormai riluttante a finanziare un’ulteriore campagna. Carter riuscì però a ottenere un’ultima stagione di ricerca.
Fu quella decisiva.
Il 4 novembre 1922, durante gli scavi effettuati nei pressi della tomba di Ramses VI, venne individuato nella roccia il primo gradino di una scala.
Proseguendo lo scavo emersero altri gradini e infine una porta sigillata. Carter comprese immediatamente la potenziale importanza della scoperta e avvertì Lord Carnarvon, che raggiunse l’Egitto dall’Inghilterra.
Il 26 novembre Carter praticò una piccola apertura nella seconda porta sigillata e introdusse una candela nell’oscurità.
Davanti a lui cominciarono lentamente a emergere oggetti, statue, mobili e superfici dorate.
Nei suoi appunti Carter raccontò che, mentre gli occhi si abituavano al buio, riusciva a distinguere “strange animals, statues and gold”, con l’oro che appariva ovunque.
Alla domanda impaziente di Carnarvon su ciò che riuscisse a vedere, Carter rispose con le celebri parole: “Yes, wonderful things”, “Sì, cose meravigliose”.

La tomba aveva probabilmente subito alcune intrusioni già nell’antichità ed era stata successivamente richiusa, ma il corredo funerario era rimasto eccezionalmente completo.
Carter comprese presto di trovarsi davanti a una sepoltura reale solo limitatamente disturbata, una condizione straordinaria nella Valle dei Re, dove quasi tutte le tombe faraoniche erano state saccheggiate.
All’interno vennero catalogati circa cinquemila oggetti: letti cerimoniali, carri, sedili, bauli, statue, armi, abiti, sandali, gioielli, recipienti, oggetti per la cosmesi e numerosi elementi appartenenti alla vita quotidiana del faraone.
La loro disposizione risultava incredibilmente fitta, quasi compressa all’interno degli ambienti.
La tomba è infatti relativamente piccola e comprende essenzialmente un corridoio d’ingresso, un’anticamera, un piccolo annesso, la camera funeraria e il cosiddetto Tesoro.

La camera funeraria e i sarcofagi
La vera sorpresa attendeva Carter oltre la parete dell’anticamera.
Il 16 febbraio 1923 venne aperto ufficialmente l’accesso alla camera funeraria. Al suo interno si trovavano le grandi cappelle lignee rivestite d’oro che occupavano quasi completamente lo spazio della stanza.
Una dentro l’altra, le cappelle proteggevano il sarcofago in quarzite. Al suo interno erano collocati tre sarcofagi antropomorfi di cui, quello più interno, era realizzato in oro massiccio dal peso di circa 110 chilogrammi. All’interno si trovava la mummia del faraone, il cui volto era protetto dalla celeberrima maschera funeraria d’oro, divenuta una delle immagini più riconoscibili dell’intera civiltà egizia.
Il ricco corredo funebre di Tutankhamon è oggi esposto nello splendido GEM, Grand Egiptyan Museum a Giza, il Cairo.
Le pitture della tomba di Tutankhamon
Dal punto di vista artistico, la tomba presenta una particolarità fondamentale: solo la camera funeraria è decorata.
Questo la distingue nettamente dalle grandi tombe reali della Valle dei Re, spesso caratterizzate da lunghi corridoi e numerosi ambienti ricoperti di testi religiosi e rappresentazioni del viaggio nell’aldilà.
Nella tomba di Tutankhamon le immagini sono invece concentrate sulle quattro pareti della camera funeraria e si stagliano sopra un caratteristico fondo giallo-oro.
Non si tratta soltanto di decorazione: ogni scena possiede una precisa funzione rituale. L’intero spazio può essere interpretato come una macchina simbolica destinata a trasformare il faraone morto in un essere divino e a garantirgli la rinascita eterna.
La parete nord: Tutankhamon entra nel mondo degli dei
La parete nord contiene alcune delle immagini più significative dell’intera tomba.
Le scene procedono da destra verso sinistra.
Nella prima appare Ay, successore di Tutankhamon, mentre celebra sul faraone defunto il rituale dell’Apertura della Bocca. Tutankhamon è raffigurato nelle sembianze di Osiride.
Il rito aveva un significato fondamentale: restituiva simbolicamente al defunto la possibilità di respirare, vedere, parlare, mangiare e quindi continuare a vivere nell’aldilà.
Nella scena centrale Tutankhamon, rappresentato nuovamente come sovrano vivente, viene accolto dalla dea Nut, signora del cielo.
Nell’ultima scena il faraone, seguito dal proprio ka, la forza vitale e spirituale dell’individuo, viene abbracciato da Osiride, signore del regno dei morti.
La sequenza è dunque estremamente chiara: il sovrano muore, viene ritualmente rigenerato, accolto dagli dei e infine assimilato alla dimensione divina.
La parete est: il funerale del faraone
La parete orientale racconta invece un momento terreno: il corteo funebre di Tutankhamon.
Il corpo mummificato del giovane faraone è raffigurato all’interno di una struttura funeraria collocata sopra una slitta. Un gruppo di dignitari trascina il feretro verso la sepoltura.
La scena è particolarmente interessante perché rappresentazioni di questo genere sono relativamente comuni nelle tombe private del Nuovo Regno, mentre risultano eccezionali in una tomba reale.
È probabilmente l’immagine più narrativa della camera: non rappresenta ancora l’eternità divina, ma il viaggio concreto con cui il corpo del faraone viene condotto verso il luogo della sua ultima trasformazione.

La parete ovest: le dodici ore della notte
La parete occidentale introduce invece uno dei grandi temi della religione funeraria egizia: il viaggio notturno del Sole.
Nella parte inferiore compaiono dodici babbuini accovacciati, collegati alla prima ora dell’Amduat, il testo funerario che racconta il viaggio compiuto dal dio solare Ra attraverso il mondo sotterraneo durante le dodici ore della notte.
Il significato è profondamente simbolico.
Ogni sera il Sole sembra morire all’orizzonte occidentale, attraversa durante la notte il regno dei morti e all’alba rinasce a oriente. Il destino del faraone ripete lo stesso percorso: morte, viaggio nell’oscurità e rinascita.
Tutankhamon viene così inserito nell’eterno ciclo cosmico del Sole.
La parete sud: l’accoglienza nell’aldilà
La parete a sud corrisponde anche a quella dove si trova la porta che si apre sulla camera funeraria dall’anticamera, per questa ragione è anche quella maggiormente danneggiata.
Il sovrano viene accolto da Hathor, mentre compare anche Anubi, il dio dalla testa di sciacallo strettamente associato alla necropoli, alla mummificazione e alla protezione dei defunti.
Originariamente la composizione comprendeva anche Iside e altre figure divine, oggi molto compromesse.
La mummia di Tutankhamon
La mummia di Tutankhamon costituisce forse il reperto più intimo dell’intera tomba.
Al di là dell’oro, dei gioielli e dello splendore del corredo funerario, ciò che Carter trovò all’interno dell’ultimo sarcofago era il corpo fragile di un ragazzo morto più di tremila anni prima. La scienza moderna ha cercato di ricostruirne il volto, la salute e le possibili cause della morte, trasformando il faraone bambino da figura quasi leggendaria in una presenza sorprendentemente umana.
Oggi è conservata all’interno della sua tomba ed esposta in una teca protettiva.
È uno dei pochi elementi del corredo originario rimasti nel luogo, insieme al sarcofago in quarzite ed alle straordinarie pitture parietali.

1 giugno 2025
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